Vi presento la Sig.ra Moda Sostenibile e i retroscena di Miss Fast Fashion

Come promesso è ora di trattare un argomento delicato e complesso, la fast fashion. Mettetevi comodi magari con una bella tisana e iniziamo.

Prima di scrivere sulla Moda Sostenibile e sulla Fast Fashion, come vi dicevo, mi sono documentata molto in questi anni, da quando ho scelto di seguire un’altra strada, ho letto articoli, visto video e documentari che trattano l’argomento. Ma iniziamo con lo spiegare cos’è la famigerata fast fashion. Le grandi catene di abbigliamento come ad esempio H&M, Zara, Mango ecc. ecc. lanciano sul mercato non più le collezioni primavera-estate e autunno-inverno come si usava fare anni fa, ma uscite nuove ogni settimana, perciò le collezioni sono pressoché infinite. Questo meccanismo produce quattro effetti:

  • Produrre a discapito della qualità. Il meccanismo è così veloce da non avere nemmeno il tempo di valutare i materiali e di gestire in modo coscienzioso lo smaltimento dei “rifiuti”. Il loro obiettivo è soltanto quello di produrre il più possibile al minor costo.
  • Il secondo effetto si ha sul consumatore finale che non si pone minimamente la domanda del perchè una maglia costi 3 euro, ma anzi viene  continuamente invogliato a comprare (in fondo nemmeno io, mi ponevo il problema fino a poco tempo fa. Non lo conoscevo e non pensavo di alimentare tutto questo con il mio shopping).
  • Il terzo effetto è sulla gestione dei lavoratori che molto, troppo spesso, lavorano in condizioni di sfruttamento totale.
  • L’ultimo effetto, ma non per minor importanza,  è sul pianeta perchè lo smaltimento dei rifiuti della produzione non segue criteri etici e regolamentazioni mirate.

      

Se vi interessa l’argomento ma state approcciando ora al problema vi consiglio innanzitutto il documentario “the true cost” del regista Andrew Morgan e co-prodotto da Livia Firth.

Una delle apripista del giornalismo investigativo sul tema che stiamo affrontando è Lucy Siegle (Twitter: @lucysiegle), che ha indagato e tutt’ora continua, riguardo i molteplici risvolti della moda consumistica,  studia determinati appalti e spesso nelle sua campagne è affiancata da Livia Firth portabandiera del Green Carpet Challenge.

Siamo tutti chiamati in causa perchè questo è un tema di grande rilevanza  sociale che solleva troppi interrogativi che non possono e non devono essere ignorati. Vi sto dando degli spunti, dei riferimenti e dei nomi così da cercare di coinvolgervi e generare curiosità, tanto da informarvi sempre di più.

Livia e Colin Firth  

Le aziende egemoni del mercato “fast fashion” producono in paesi in via di sviluppo, i cosiddetti “paesi emergenti” come India, Bangladesh e Cina perchè la manodopera ha un costo estremamente ridotto, senza contare che le condizioni di povertà di certe aree sono terreno fertile per ogni tipo di sfruttamento lavorativo, dal lavoro minorile alla mancanza di tutele per i lavoratori.  Altro punto nodale del nostro discorso è l’assenza di protocolli e politiche per lo smaltimento dei residui chimici di lavorazione, che vengono indiscriminatamente riversati nei fiumi e mari, esponendo la popolazioni a malattie e intossicazioni importanti. “The True Cost” vi metterà di fronte al problema senza filtri, vi aprirà gli occhi su un problema che le industrie della moda pur essendo consapevoli preferiscono mantenere nascosto all’opinione pubblica.

fiumi e acque inquinate

In questi paesi, i lavoratori non solo lavorano senza tutele ma svolgono questi compiti in strutture fatiscenti, nel documentario vedrete cos’è accaduto in bangladesh, il crollo di un palazzo che ha generato più di mille morti e la moda consumistica ne è la causa.

Ora che abbiamo compreso cosa sia la “fast fashion” e gli effetti che produce, dobbiamo introdurre l’argomento  Moda Sostenibile.

Abbraccia tutti gli aspetti ecologici ed etici del tema, perciò da dove provengono i materiali, che tipo di coloranti si usano, come vengono smaltiti i rifiuti dati dalla produzione e l’aspetto legato al riciclo dei materiali.

Francesca, autrice del canale YouTube di “the bluebird kitchen” e relativo Blog, che vi invito a seguire, ci dice che la Moda Etica affronta gli aspetti civili e umani della questione, quindi si pone il problema della discriminazione, del giusto salario, delle giuste condizioni lavorative dei lavoratori e delle esigenze soggettive del consumatore. I video di Francesca vi possono aiutare se decidete di dare una svolta al vostro armadio, lei vi spiega cos’è il guardaroba capsula e come crearlo, vi dice come poter usare ciclicamente tutti i vostri capi e come selezionarli, vi presenta alcuni brand sostenibili dove lei fa i suoi acquisti e vi travolgerà con la sua personalità e i suoi look classici ma frizzanti 😉

L’opinione pubblica si sta sensibilizzando, oggi, grazie a persone “famose” e “influenti” che  hanno sposato la causa della Moda Sostenibile ed etica, è diventato un tema  accessibile e  aperto a tutti, non più di nicchia come in passato. Grazie a determinate influencer stiamo scoprendo il mondo degli artigiani, un mondo che prima dell’avvento di Instagram era sconosciuto, oggi abbiamo la possibilità di scegliere un capo ben fatto, ben studiato e sostenibile dalla A alla Z e lo possiamo trovare di varie fasce di prezzo. Non possiamo più dire “Non sapevo” oppure “costa troppo” perchè la scelta è ampia. Finalmente stiamo comprendendo sempre di più che la consapevolezza nell’acquisto non è cosa di poco conto, dietro un determinato acquisto c’è molto da sapere. Informiamoci prima di spendere a caso i nostri soldi, soltanto con l’informazione possiamo seguire uno stile di condotta, al di là di quale sia la scelta finale. Ricordatevi che anche comprare 20 capi in meno l’anno nelle grandi catene è un grande passo. Insieme si può fare la differenza.

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Il discorso è molto ampio e tocca più versanti, da un lato abbiamo la “fast fashion” e quello che ne comporta, dall’altra ci ritroviamo una pubblicità massiva  in tv e su YouTube. Quante youtuber vedete acquistare compulsivamente “cose” oppure di usufruire di buoni acquisto regalati da siti discutibili che di etico non hanno nulla ed esporvi una quantità assurda di vestiti che nemmeno in 100 anni riusciranno a mettere? Troppe, quasi la maggioranza. In chi le segue nasce l’esigenza di comprare quell’oggetto tanto più che c’è uno sconto del 10-15% che vi offrono grazie a quella collaborazione. I bisogni vengono creati ad arte ma non sono veri bisogni, li scambiamo per tali o ci convinciamo che quelle cose ci servono, questo  per giustificare l’ennesimo acquisto insensato. E’ qui che il meccanismo si può bloccare, è qui che possiamo fare scelte più sensate ma soltanto se siamo informati.

Ora, io per prima seguo alcune YT ma bisogna valutare caso e caso, la professionalità c’è e non è giusto classificarle tutte in un dato modo. Vi dico di non farvi inglobare da un’esigenza creata che in realtà è studiata dalle aziende, vi chiedo di smontate il bisogno di fare shopping compulsivo perchè costa poco, molto spesso una maglia che trovate a 3 euro al primo lavaggio sarà da gettare, affezionatevi ai vostri capi e al vostro stile. Fate una cernita sia di quello che vi serve sia di chi seguite, servirà a voi per primi.

       

Dopo aver sviscerato il tema parliamo delle alternative alla fast fashion. Innanzitutto valutiamo una cosa: Noi acquistiamo maglie a 3 euro ma quanti durano? di solito poco (poi ci sono delle eccezioni), quindi il nostro guadagno è pari a zero perchè dopo qualche tempo dobbiamo ricomprarle. Le catene di abbigliamento contano su questo, vogliono far tornare a comprare il cliente ma non perchè sia di qualità. Abbiamo l’illusione che sia un affare ma non lo è e le aziende ci guadagnano tantissimo…A chi conviene? E’ lo stesso discorso dell’obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici, ci sono state sentenze a riguardo.

   

Dobbiamo poi trattare la questione “bisogni”, di cosa abbiamo realmente bisogno? Rivediamo il nostro look, smontiamo l’armadio e ricostruiamolo da capo. Buttiamo o regaliamo quello che è troppo liso, rotto, che non ci piace più o che non ci sta bene e iniziamo a fare acquisti sensati con capi che possono durare più di una stagione, meglio se tra loro si possono abbinare tutti o quasi. Impariamo a fare abbinamenti intelligenti così da sfruttare i nostri vestiti perchè diciamocelo, molte camice che sono nell’armadio non le abbiamo messe più di una volta.

Ora veniamo al nocciolo e parliamo di soldi. Voi direte “ok tante belle parole ma non posso spendere 100 euro per una maglietta solo perchè è sostenibile”, nessuno vi dice di spenderli, ci sono brand costosi e brand meno costosi basta cercare, a me si è aperto un mondo chiamato “artigiani” ovvero piccole realtà che con il loro lavoro hanno dato vita a  migliaia di progetti,  troverete vestiti a 100 euro o a 350 euro, scarpe a 60 euro e altre a 200, in più ci sono i mercatini vintage o i negozi “second hand” e piano piano ricostruirete il vostro armadio ma in modo consapevole. Ovvio che nel momento in cui prenderete coscienza del problema non dovete gettare ogni cosa di colpo perchè altro che patrimonio vi servirà per ricompravi tutto da zero, le cose si fanno con calma. Piccolo suggerimento, rispolverate i vestiti di vostra mamma, nonna o zie, modificateli se volete e troverete tesori, ma soprattutto avrete uno stile personale…il Vostro!

Il target è comprare meno ma comprare meglio come suggerisce Camilla Mendini che sui social troverete come Carotilla, grazie a lei ho iniziato approcciarmi alla moda sostenibile, a capire i meccanismi e materialmente grazie ai suoi riferimenti ho iniziato il mio percorso. Vi invito a seguirla perchè vi regala mille suggerimenti sia riguardo l’artigianato locale suggerendo molti brand etici che riguardo il discorso “zero waste – niente sprechi” quindi vi farà vedere, praticamente, come ridurre il consumo di plastica. Ha inoltre  creato la sua linea di abbigliamento “Amorilla”, le sue creazioni seguono criteri ben precisi, dalla scelta del tessuto alla grafica, ogni linea ha dietro uno studio ponderato e fortemente voluto (vi lascio il sito sotto). Lei è quel “buon esempio” che per troppo tempo è mancato sul web e nonostante sia diventata veramente un punto di riferimento nella moda sostenibile, risulta essere sempre disponibile con il suo pubblico per qualsiasi chiarimento o dibattito costruttivo.

Cerchiamo di sostenere, come vi dicevo, gli artigiani, il made in Italy, ci sono tante alternative che vi lascerò sotto.

                     

Un’altra cosa che vi suggerisco per non farvi prendere dal panico generale è di iniziare a comprare meno presso queste grandi catene di distribuzione, non di non comprare affatto perchè se tutti invece di comprare 10 capi ne comprassimo 3 sarebbe un passo in avanti grandioso.

Siate curiosi, iniziate a fare ricerche e condividete queste informazioni.

Alcuni riferimenti Instagram di artigiani:

  • creazioni zuri,  crea gioielli di carta
  • Officine gualandi, crea gioielli in ceramica
  • le scarpe di marta, fa scarpe veramente belle
  • fils de reves, crea abiti in tessuti fiorati bellissimi
  • woodway, crea tazze, piatti e bicchieri in bamboo
  • solo puro, crea vestiti in cotone
  • filotimo
  • dioramaboutique
  • Come le ciliegie
  • L’atelier di carlotta
  • www.eco-age.com di livia firth
  • www.amorilla.com

Due Video interessanti per voi:

Buon ascolto!!!

Grazie per essere arrivate alla fine dell’articolo e spero di avervi aiutato a capire un pochino di più come funziona.

xoxo

Erika

 

 

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